Dall’entrata un vigore del Trattato di Maastricht (1992) l’Unione Europea ha creato un mercato unico oggi comprendente 28 Paesi (incluso ad oggi il Regno Unito). Il mercato unico in questione garantisce ai suoi cittadini quattro libertà fondamentali che includono:
  • La libertà di circolazione di lavoratori;
  • Merci;
  • Capitali;
  • Servizi:

Tutto questo ha creato il grande vantaggio di rendere accessibile a tutti noi un mercato lavorativo di più di 500 milioni di persone.

 

Facciamo un pò di chiarzza sul codice IBAN europeo.

Nell’ottica di uniformare un sistema che necessariamente richiedeva pagamenti e transazioni giornaliere – allora molto costose e lente – per acquisti transfrontalieri, l’UE ha risposto tramite la creazione di una moneta unica, l’euro, oggi moneta nazionale di 19 dei 28 Paesi membri, e mediate l’istituzione di un’unione bancaria ancora in via di completamento.
Per facilitare gli scambi di denaro fra tutti i cittadini che vivono all’interno del mercato unico europeo (non solo dell’area euro) è stato introdotto l’IBAN (International Bank Account Number), un sistema standardizzato per denominare in maniera univoca ciascun conto corrente europeo.
Con il Regolamento UE 260/2012, che ha valore legale in tutta l’UE, viene introdotto il principio della non discriminazione dell’IBAN: a partire dal 1 gennaio 2016, infatti, ciascun IBAN dell’Unione (indipendentemente dal Paese a cui appartenga, sia IT, ES, GB, DE, FR ecc…) deve essere accettato come metodo di pagamento per beni e servizi a prescindere dal Paese in cui questi ultimi sono contrattati o richiesti. 

Stipendio inglese con accredito su conto corrente italiano

Questo Regolamento garantisce nella pratica due cose:
  • Da un lato è possibile acquistare un bene o un servizio in qualsiasi Stato membro dell’UE e chiedere che il pagamento avvenga tramite addebito su conto corrente (indipendentemente dal Paese in cui si trova il conto);
  • Dall’altro lato invece è possibile per i lavoratori transfrontalieri o per chi decide di trasferirsi in un altro Paese UE chiedere di ricevere stipendi o accredito fatture, direttamente sul proprio conto in banca fornendo l’IBAN del proprio Paese, senza necessità di recarsi presso un istituto bancario locale per aprirne un altro. Pertanto, da circa tre anni a questa parte, per legge dovrebbe andare così in tutti i casi.
Purtroppo sono moltissimi i cittadini che invece ogni giorno – e questo in molti Paesi fra cui Italia e Regno Unito – subiscono discriminazioni sulla base del proprio IBAN e sono dunque costretti ad aprire altri conti correnti nei Paesi in cui si trovano o presso i quali contrattano i loro servizi, tutto questo con i relativi oneri e procedure burocratiche spesso lunghe e complicate.
Può infatti capitare spesso e volentieri – come è capitato al sottoscritto in quanto detentore di un conto corrente con IBAN tedesco – di vedersi rifiutata la rateizzazione di un contratto telefonico perché la compagnia telefonica in questione accetta solo IBAN italiani, così come è quasi ordinaria prassi che un datore di lavoro nel Regno Unito – e senza alcuna valida ragione – non accetti di versare lo stipendio su conti correnti che non siano britannici.
Il costo di un bonifico SEPA – e quindi gli oneri e le commissioni a cui sono sottosposte aziende e datori di lavoro – sono gli stessi per tutti gli IBAN: si tratta pertanto di casi ingiustificati di violazione del Regolamento 260/2012 che vanno puntualmente e senza indugio denunciati.

Cosa fare se il datore di lavoro inglese non accetta il mio conto bancario italiano?

Il consiglio che è possibile dare è quello di insistere affinché il proprio IBAN italiano (o straniero) venga accettato: se dall’altra parte non si ha collaborazione, il passo successivo è appellarsi al suddetto regolamento denunciando l’azienda o il datore di lavoro all’organo competente, che in Italia è la Banca d’Italia mentre nel Regno Unito è la Bank of England.
È compito degli enti nazionali preposti, infatti, garantire che non ci sia alcuna discriminazione fra IBAN e che il Regolanento venga dunque rispettato in tutti i casi.
Cosa avverrà dopo la Brexit nel Regno Unito è invece una grande incognita: con molta probabilità, tuttavia, è possibile affermare che sotto questo punto di vista le cose non cambieranno in quando l’area SEPA (su cui si lavora con gli IBAN) include anche Paesi extra-UE come Svizzera, Islanda e Norvegia.
Come in molte situazioni dunque, siamo noi cittadini a dover lottare affinché ciò che è un nostro diritto garantito dalla legge superi la diffidenza ingiustificata di chi ci troviamo di fronte quando acquistiamo o lavoriamo all’interno del mercato unico europeo.
Giovanni Bonvento

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