Di tanto in tanto, tra tutta la spazzatura che è condivisa su Twitter, Facebook, WhatsApp o qualsiasi altro mezzo, si trova qualcosa che vale la pena leggere, soprattutto se si tratta di un articolo che spieghi “cosa vuol dire lasciare Londra” e che tra le viarie cose, è stato condiviso da una vecchia amica che ha lasciato la città diversi anni fa.

Sono certo che chiunque abbia vissuto in questa grande città si sentirà identificato almeno in uno o due paragrafi di questo articolo, anche se è stato scritto da un’ australiana che dovrebbe avere poco o nulla a che fare col nostro punto di vista.

Come ti senti quando lasci Londra?

Ma questa è la grandezza di Londra, non esiste alcuna distinzione, ne di nazionalità ne lingua o razza.

Ho voluto tradurre l’articolo in modo tale che tutti possiate capirlo. Sono sicuro che piacerà sia a chi sogna di venire a vivere in questa meravigliosa città, sia chi già ci vive da diverso tempo. Si legge …
quando lasci LondraIeri sera, ancora una volta, mi sono svegliata in un luogo sconosciuto. La camera era completamente buia ed il silenzio era assordante. L’assenza delle sirene, il traffico, la gente che parla per strada, o che torna a casa barcollando dopo una notte, era tutto così inspiegabile…silenzio.

Non si sentiva il rombo degli autobus che stridono quando girano ad un incrocio, o le risate del mio coinquilino che parla su Skype.

Non potevo vedere dalla finestra il debole bagliore dei lampioni giú in strada o il cielo arancione privo di stelle. E poi mi sono ricordata. Ero a casa… e non a Londra.

Sono tornata in Australia un paio di settimane fa, dopo quasi due anni che vivevo a Londra. La mia partenza è stata così brusca come molti prima di me, anche perchè il visto era scaduto e, senza mangiare o bere sono tornata dove ho incominciato la mia avventura, nel Terminal 5 di Heathrow.

Essere incapaci di continuare a vivere in una città che ami è una sensazione molto strana. E ‘ruvida e ti lascia una senso di incompiutezza. E ‘come ordinare il dessert e lasciare il ristorante prima che ti venga servito.

Lasciando una città di passaggio e vibrante come Londra non si finisce nel dimenticatoio, ma si è
facilmente sostituiti.

Immagino già qualcuno che vede un posto vuoto a tavola e prendere proprio quello mio…il mio di posto posto e non il suo.

Lo vedo bere dal mio bicchiere di vino, chiacchierare con gli amici e fare progetti per il prossimo fine settimana. Discute le vacanze estive in Europa. Decide di visitare l’ultima mostra del momento, pianifica di andare al nuovo bar che ha aperto all’angolo. La vita in questa bella, pazza e irritante città continua, ma l’unica differenza è che io non sono lì a vederla.Quando lasci Londra

Come molti altri, ho avuto un rapporto di amore-odio con Londra.

Ho impiegato mesi per trovare un lavoro fisso, un appartamento decente, un paio di colleghi con i quali andavo d’accordo e un solido gruppo di amici.

C’erano giorni in cui seriamente mettevo in discussione ciò che porta le persone a vivere in una città del genere, che mi ha masticato e sputato fuori la maggior parte del tempo ed in cui i compiti più semplici erano una battaglia costante.

Ma lentamente questa capitale fredda e grigia mi ha sedotto e catturato. Ho sentito che Londra era il mio mondo e quel mondo era a portata di mano.

Quando penso al mio tempo trascorso a Londra, non mi mortifico ne mi dispiace ricordare le cene a base di scatolette di tonno, le scarpe di 3£ che si disintegravano alla prima giornata di pioggia o le persone con le quali condividevo casa che spegnevano il riscaldamento in pieno inverno per risparmiare.

Rido ricordando quando mi tagliavo la frangetta davanti allo specchio del bagno prima di andare a lavoro per risparmiare soldi e magari tendo facilmente a dimenticare la tremenda nostalgia e la solitudine che ho sofferto in quella città o per continuare, la mia innata incapacità di avvolgermi sotto strati di vestiti per proteggermi da quel tempo dannatamente freddo.

Né mi pento di quei posti di lavoro temporanei in luoghi sperduti nella periferia londinese, o la ricerca implacabile di lavoro o delle camminate sotto la pioggia, perché non potevo permettermi un taxi. Non mi dispiace nemmeno ricordare quando per la troppa stanchezza mi riposavo seduta sul bordo del marciapiede con tutte le cose che avevo comprato e che avevo in quei sacchetti pesantissimi di Poundland o di quella notte in cui mi sono persa ad Oxford Circus e non sono riuscita a tornare a casa se non dopo 3 ore.

Mi ricordo come, con un tocco sottile di Oyster aprivo i tornelli della metropolitana in meno di un lampo.

Ho imparato a destreggiarmi correndo attraverso la folla.

Ho letto l’Evening Standard in un vagone affollato piegando il giornale come fossi stata un’esperta
lettrice di periodici.

10636088_782917518452968_3729765016163662540_nHo imparato a dominare la tecnica del trucco nel bus 393 a Highbury e Islington, capendo come fare la pausa al momento giusto passando ad alta velocità su di un dosso.

La mia velocità di crociera a piedi ha raggiunto nuovi record, mentre la mia tolleranza per i turisti che passeggiano lentamente per Regent Street è diventata pressocchè inesistente.

Mi ricordo di come continuamente mi lamentavo del tempo, di come evitavo il contatto visivo come qualsiasi altro pendolare, di come ho bevuto infinite tazze di tè o di quando andavo alla ricerca di dove mangiare il miglior kebab di East London.

Ho finalmente imparato a pronunciare quel nome dolce ‘Haribo’ e di evitare, con grande destrezza, fiumi di vomito sul marciapiede per la strada verso casa.

Mi mancano i parchi tranquilli e verdi e quei bellissimi edifici antichi.

Mi manca guidare in estate, a tarda notte, tra le luci della città, ascoltando la musica in sottofondo e sosgnando guardando attraverso i finestrini appena abbassati.

Non posso dimenticare i Barbecue a London Fields ed i mercati nei fine settimana.

Le scie degli aerei che cicatrizzano il cielo al tramonto.

I concerti durante la settimana. Il negozio che vendeva cioccolatini dietro l’angolo. Il mangiare di M & S. I vestiti economici. Quelle bottiglie di vino bevute con i miei coinquilini e poi collezionate ed esposte sul tetto. Le mostre, gli spettacoli teatrali, i monologhi, i bar, i ristoranti, i club, le feste di benvenuto, quelle di addio, le feste di compleanno, o semplicemente qualsiasi tipo di festa.

Quando lasci LondraMa soprattutto quello che mi manca di più sono le fredde giornate di cielo coperto da una spessa coltre di nuvole bianche. I lunghi rami grigi degli enormi alberi che ondeggiavano nel vento. Lo stesso vento che copre in parte il ronzio sordo del traffico dalla strada principale, attraverso le file interminabili di case a schiera ed i camini in terracotta che si estendevano su entrambi i lati di fronte a me. Non mi sono mai sentita più felice e più libera che in quelle serate quando tornavo a piedi incamminandomi per la via di casa. Nessuna fretta di arrivare in qualche posto, nessuna persona a cui rispondere o tener compagnia. C’ero semplicemente io che camminavo per le lunghe strade del nord di Londra con la musica nelle orecchie e niente piú.

Non finirò mai di ringraziare abbastanza per tutti i divani sui quali ho dormito, le spalle degli amici sulle quali ho pianto, per i suggerimenti su dove vivere, dove lavorare o aprire un conto bancario. I trucchi per viaggiare in metropolitana, o per trovare semplicemente la fermata dell’autobus corretta o magari anche, come spesso accadeva, il Bus corretto. Come trattare con le agenzie di reclutamento. Dove trovare il migliore Sunday Roast.

Tutti questi piccoli pezzi hanno dato forma al puzzle della mia vita.

Mi viene da ridere se penso a tutte quelle avventure ridicole: quella mattina in cui ero sbronza in aeroporto, lo spostare i mobili di tutta casa per fare spazio ad una festa, le gare di canottaggio su barche gonfiabili sul Regents Canal, la caccia fotograficha degli scoiattoli ad Hyde park, il cercare di fare il barbecue utilizzando un foglio di alluminio nel parco o sentirsi come una tredicenne giocando con una quarantina di amici a nascondino un Sabato sera in un palazzo enorme del centro.

L’altro giorno ho visto una foto su Instagram. Era una di quelle immagini ispiratrici e allo stesso tempo per me ripugnanti, ma le parole che l’accompagnavano mi hanno colpita. “Non ti sentirai mai completamente a casa perché parte del tuo cuore si troverà altrove. Questo è il prezzo da pagare per la voglia di amare e conoscere persone in più di un luogo.”

Quindi, mentre io sono felice di essere tornata a casa, entrando in una fase più calma, nella quale posso prendere un respiro e riconnettermi con la famiglia e gli amici, Londra, città fredda, beffarda,folle, divertente, eccentrica e scandalosamente costosa, avrà sempre un posto nel mio cuore.Quando lasci Londra

 

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6 Comments

  • Hounsaccodicapelli
    Posted 24 Aprile 2015 8:32 0Likes

    E a 10 giorni da una nuova e “lontana” avventura, mi ritrovo ancora a pensare a Londra ..come potrei dimenticare! Come potrei liberarmi da millemila emozioni vissute in circa 2 anni e mezzo da londoner!
    Questo è uno di quei post che, se ti sei trovato nella stessa situazione, leggi tutto d’un fiato e lo rifaresti altre infinite volte nonostante tu senta come un martelletto che picchia sul cuore, procurandoti un dolore lieve ma costante! Ho amato e odiato quella città anche io, ma mai riuscirò a liberarmene ..rimarrà per sempre un posto dell’anima!

  • Alessio
    Posted 18 Settembre 2015 8:38 0Likes

    Piu’ che “racconto della mia vita” sembra lo sforzo di una persona che scrittore non lo sara’ mai e che ha tentato, in tutti i modi, di romanzare la sua vita. Vivo a Londra da 10 anni e tutti i drammi e le cagate lette in questo articolo non le ho mai sentite da nessuno/a. Bruttissimo articolo di cui non capisco ancora lo scopo. Si’, saro’ deficiente, che volete farci, meno male che c’e’ gente come “l’australiana”.

    • Antonio Esposito
      Posted 18 Settembre 2015 8:48 0Likes

      Ciao Alessio, non capisco a chi tu ti stia riferendo, se a me che ho tradotto o alla mia amica. Ad ogni modo pur vivendo la realtà inglese da molti anni non mi ritrovo affatto in quello che dici, anzi.
      Molti, giusto per utilizzare un eufemismo, hanno apprezzato questo articolo che è stato condiviso da più di 1000 persone (mica poco eh).
      Lo scopo di ogni scritto è quello di esprimersi e manifestarsi nel mondo…indipendentemente o no dall’attacco dei classici leoni da tastiera. 🙂

    • Vincent Prisco
      Posted 18 Settembre 2015 9:11 0Likes

      Per quando riguarda l’articolo non mi sembra che sia bruttissimo come dici e non sembra che quello scritto, siano cose non vere anzi, l’articolo è molto bello a mio avviso le tue parole forti non mi sembrano affatto appropriate.

  • andrea
    Posted 1 Maggio 2016 23:53 0Likes

    Da matti. Natura sconfinata, biodiversità ricchissima, animali, cultura Indios, spiagge magnifiche e vorrebbe stare in uno dei posti più brutti e superficiali al mondo oltre che status simbol dell’occidentalizzazione più borghese . Gli aspetti belli che lei ricorda erano gli stessi che avevo io. Però diventano insopportabili dopo anni. Ovviamente scelta personale. Io ho scelto di vivere nella natura e tra la genuinità.

    • Antonio Esposito
      Posted 2 Maggio 2016 7:06 0Likes

      Ovviamente sono scelte di vita molto personali. Ci sono persone per esempio che non vivrebbero mai in lande desolate della Terra. Ci sono persone a cui piace il contatto umano, il disordine creato dal passaggio di milioni di persone al giorno. Anche io amo la natura, ma riconosciamo comunque che il mondo è bello proprio perché è vario.

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